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03/04/2008  

Regione Lombardìa: adottato il nuovo P.T.R..

Quante volte il cittadino si trova di fronte ad insormontabili ostacoli, divieti, lìmiti, questi ultimi che spesso sembrano aggredire diritti personali quali, ad esempio, la stessa proprietà privata! “E’ scritto sul Piano Regolatore Generale (PRG) … è stabilìto nel Piano Provinciale di Coordinamento (PTCP) … lo vieta il Piano Pluriennale Paesaggistico Regionale (PPR) … “. Quante sigle, quanti divieti, vìncoli, ostacoli! Chi, per necessità, deve confrontarsi con la Pubblica Amministrazione spesso vede sbiadirsi persino il concetto (sacrosanto!!) di laicità dello Stato, tanto consacrati appaiono questi numerosissimi Piani, manco fossero vere Sacre Scritture: “Così è scritto!” … Ecco, allora, l’importanza di impegnare mente e tempo nel cruciale periodo nel quale questi documenti sono predisposti, prima che sìano approvati e, così, scolpiti nella rocciosa fede dei pubblici funzionari, non sempre in una Fede che possa definirsi ‘buona’! Così diamo il nostro contributo per diffondere la notizia che la Regione Lombardìa (B.U.R.L. - 1° S.S. al n. 13 del 25 marzo 2008) ha adottato il nuovo Piano Territoriale Regionale (PTR), corredato del Piano Paesistico Regionale (PPR), così pronto per intraprendere il cammino verso la definitiva approvazione da parte del Consiglio Regionale: definitiva ‘consacrazione’! Se si vuole ancora ottenere qualche correzione di rotta, questa è l’ultima occasione: “Uomo avvisato …!”. Questo Piano è quantomai importante poiché è posto al vértice della piramide gerarchica di tutte le altre pianificazioni: ad esso si debbono adeguare, infatti, tutti gli altri, innumerevoli Piani e, in particolare, quelli delle Province e dei Comuni; si debbono ‘adeguare’ nel senso che non possono essere con esso in contrasto. Nella fase di preparazione, opportunamente aperta ai contributi esterni grazie a numerosi incontri pubblici, anche noi ci siamo impegnati, ottenendo anche qualche risultato, anche se non è stato possibile evitare le sòlite derive che, per la gestione delle acque superficiali, sono, spesso e purtroppo, negative. Allarticolo 21 della Normativa, parte di sostanza del Piano Paesaggistico, ad esempio, si afferma, finalmente!, che il reticolo idrografico superficiale è una ‘infrastruttura artificiale’ territoriale, della quale debba essere garantito il “funzionamento, anche in riferimento alle potenzialità di risorsa paesaggistica ed ambientale”, tant’è che, poco oltre, al comma 5, si affida a Province e Parchi la facoltà di coordinare le indicazioni paesaggistiche relative al trattamento delle sponde e del fondo – pur nei lìmiti delle esigenze gestionali - al fine di garantire interventi attenti, tra l’altro, al valore naturalistico-ambientale di ciascun canale nel suo complesso. Quella raccomandazione di garantirne il funzionamento ‘anche in riferimento alle potenzialità paesaggistiche’ già si orienta verso una prevalenza quantomeno in ‘odore di conflittualità’! Così, a prescindere dal dibattito che si potrebbe sollevare sul términe ‘coordinare’, si amplia il potere di quegli enti di entrare nel merito della gestione dell’àlveo, cioè della sezione idraulica, che, al contrario, è e deve restare di esclusiva competenza e responsabilità di chi la utilizza per trasportare o allontanare l’acqua, rispettivamente preziosa o … temuta! Nello stesso articolo 21, al successivo comma 6., l’àmbito di applicazione si estende, specificatamente, alla ‘rete irrigua nel suo complesso’, sulla quale i PTC di Parchi e Province potranno individuare, seppure in accordo con i gestori (!), criteri e cautele in mérito a: 1) salvaguardia e integrazione della vegetazione ripariale; 2) preservazione del fondo naturale, con specifico riferimento ai corsi d’acqua di maggiore rilevanza dal punto di vista ecologico-ambientale (lìmite quanto mai vago, giacché in più punti si afferma che la rete idrografica tutta è caratterizzata da tale rilevante valore – e non si può essere non d’accordo). Non mitiga la preoccupazione il fatto che queste misure sìano da definìre con i gestori dei canali … poiché gli ‘accordi’ con la Pubblica Amministrazione son spesso draconiani! ‘Per un soffio’, è mancata, ancora una volta, la più corretta impostazione al problema dell’esistenza stessa del reticolo idrografico artificiale, di fatto ancora non considerato, come invece dovrebbe essere, infrastruttura di servizio all’Irrigazione (grazie alla quale esiste l’Agricoltura, ma non solo!!!) ed alla sicurezza del territorio. Ecco, allora, che alla categorìa dei ‘gestori dei canali’ è disegnato il sòlito alone di ‘dèditi alla distruzione della più importante componente del paesaggio e dell’ambiente di pianura’, quasi che lo sfalcio delle erbe nei fossi, i rivestimenti di fondo e sponde, le rettifiche dei percorsi, vengano eseguìti per sàdico piacere e non invece, come è, per semplice, inevitabile, costosa necessità! Qualcuno ‘là dove si puote’, cioè nelle sale dove si consumeranno gli ultimi confronti politici, cercherà di ottenere qualche riga in più, qualche frase, qualche parola, qualche nuova virgola, spesso tanto significativa? (Ibis, redibis , (?) non ,(?) morieris in bello !!!) A noi non resta che l’àuspicio, formulato con tanta speranza!