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Consorzio per l'Incremento dell'Irrigazione
nel territorio Cremonese
aggiornamento 17 maggio 2003
 

IL CANALE PIETRO VACCHELLI

Allegando il progetto originario degli ingegneri Fieschi e Pezzini. il Comitato Esecutivo dell'Associazione Promotrice, in data 17 agosto 1881, presentò domanda al Governo per ottenere la concessione a derivare 25 mc/sec dal fiume Adda.
Il 26 marzo 1883 si costituiva il Consorzio per l'Incremento dell'Irrigazione nel territorio Cremonese, con lo scopo di costruire il canale.
Il Governo assentiva la concessione, per trent'anni, con regio decreto 21 agosto 1884 n. 2627 (in G.U. 8 settembre 1884 n. 219) con livello massimo concesso all'idrometro posto a valle dell'opera di presa fissato a m 1,50.
Il progetto di dettaglio, fatto studiare dal Consorzio sotto la direzione dell'ing. Pezzini, porta la data 21 agosto 1885; venne approvato dal Ministero LL PP il 19 novembre 1885 al n. 2596.
I primi stralci esecutivi venivano redatti fra la fine del 1884 ed il 1885; successivamente si completarono gli altri lotti; gli appalti per i primi due lotti (detti a quel tempo 'sezioni') furono assegnati nel gennaio 1885; i lavori cominciarono nella primavera 1887.

 

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Figura 1: canale 'Pietro Vacchelli (già Marzano) - opera di presa vista da valle

 

Le prime dispense avvennero nell'estate del 1890; il canale entrò regolarmente in funzione alla fine del 1891; la vasce di 'Tombe morte' fu costruita fra l'autunno del 1893 e la primavera dell'anno successivo.
Tutto il canale e le banchine sono su proprietà consorziali derivanti dagli esproprii all'epoca della costruzione.
Negli anni dopo la prima guerra mondiale il Consorzio alienò diversi reliquati limitando la proprietà a tre metri dal ciglio con la formula che la proprietà restante era larga tre metri misurati dal ciglio del canale. Negli atti è anche detto che il Consorzio vi manteneva il diritto di gettare lo spurgo derivante da metà canale sui terreni venduti.
Gli atti sono in genere collocati nella cassetta 'Esproprii' e 'costruzione canale Vacchelli' nell'archivio morto.
Col Decreto Luogotenenziale 24 ottobre 1915 la concessione a derivare 25 mc/sec fu rinnovata a perpetuità
Con decreto 19 giugno 1948 la Pubblica Amministrazione accordò la concessione a derivare altri 12 mc/sec (di cui 4,2 a sanatoria); durata della concessione 70 anni.
Una nota, redatta dall'ing. Vigolini per il fascicoletto 'visite alla presa e alle località più importanti dei cavi - notizie - stab. Tipografico 'La Corporazione' - Cremona 1930', diceva:

" La presa avviene a mezzo di n. 16 bocche larghe 1,30, alte 1,75, munite di paratoia e meccanismo di sollevamento. Lo sbarramento nel fiume Adda è fatto mediante diga in calcestruzzo rivestita di vivo, lunga metri 140, col piano di fondazione che si spinge a oltre metri 4 sotto le magre ordinarie del fiume e con larghezza di metri 13 alla base e metri 1 alla sommità. Essa è seguita da uno sfioratore lungo 137 metri con la cresta sopraelevata un metro sulla soglia della diga, la quale, a sua volta, è sopraelevata metri 1,20 su quella delle bocche di presa. Il bacino susseguente allo sfioratore è lungo metri 266 e largo metri 31.
Appena a monte dell'edificio di presa in destra del bacino havvi lo Scaricatore del Gambero poco attivato per deficienza di pendenza.
A metri 194 a valle delle paratoie di presa in destra canale havvi l'idrometro con lo zero al livello della soglia presa e in prossimità del quale è scolpito un segno in corrispondenza della lettura 1,50 dell'idrometro stesso che stabilisce il livello massimo a cui può essere spinta la derivazione in base alla attuale concessione di 25 metri cubi al minuto secondo."

La traversa del fiume Adda è lunga metri 140; lo sfioratore metri 137,50; la cresta della traversa è a quota 82,28; quella dello sfioratore a 83,28.
Nell'inverno 1967/68 l'Amministrazione Provinciale di Cremona - concessionaria dello Stato per l'esecuzione delle opere di terza categoria per la sistemazione del fiume Adda - eseguì il sovralzo di parte della traversa (102 metri) di 70 centimetri (cresta sovralzata a 82,98) come conseguenza dei lavori di nuova inalveazione (ed accorciamento) del fiume Adda (fig.2 - clicca qui per scaricare la planimetria); sulla nuova cresta sono state poste scatole di ghisa da servire per l'infissione dei ritti di sostegno dei panconcelli destinati ad attivare il necessario ulteriore sovrasoglio di circa 30 centimetri.

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Figura 2: planimetria dell'Adda prima e dopo la piena del 1966


Fra il 1968 ed il 1971 sono stati realizzati i rostri nel tratto della gàveta, allo scopo di facilitare la posa dei panconcelli di sovralzo; coi rostri si sono costruiti anche i cubi di calcestruzzo sulla ciabatta della traversa, che assolvono anche la funzione di dissipatori.
Nella primavera del 1977 è realizzata una radica riforma dell'opera di sbarramento, secondo il progetto finanziato dallo Stato in base alla legge 16.10.1975 n. 493. Tra le principali modifiche, è necessario citare:
- Il taglione anti sifonamento, a monte della traversa, in cemento armato profondo circa otto metri rispetto ala soglia sfiorante;
- la gàveta di servizio allo scarico di fondo, con paratoie semicilindriche a comando oleodinamico a distanza dall’edifico di presa;
- il rialzo ed il rinforzo della soglia.
Nel 2012, in fase di certificazione della traversa ai sensi della legge regionale n. 8/1998 (cosiddetta ‘legge sulle dighe’), abbiamo verificato tutte le quote con riferimento allo stesso caposaldo utilizzato dall’Autorità di Bacino del Po (AdBPo) in questa stessa sezione dell’Adda (da AdBPo chiamata: AD_127_DX), posto, alla quota di m 86,93 s.l.m., sul coronamento dello spallone destro (borchia metallica siglata (GPS_AdBPo).
Dunque, d’ora innanzi, tutte le quote di tutte le opere a servizio del canale Pietro Vacchelli sono indicate secondo questo riferimento ufficiale (rispetto alle nostre quote storiche, queste nuove sono più altre di sette centimetri).
Immaginando di guardare la traversa stando a monte, in mezzo al fiume, la geometria della stessa è oggi fissata secondo i seguenti valori (partendo dalla sponda destra):
- traversa, lunghezza m 100.80, quota 83.62 m s.l.m.;
scala di monta, lunghezza m 0.80 quota 83.32 m s.l.m.;
- gàveta (scarico di fondo), a quattro luci, di netti m 8.45 cadauna, e quota 82,63, con paratoie che, quando chiuse, fissano la quota a 83.68
- sfioratore, lunghezza m 133.50 a quota 83.77 e m 25.00 a quota 83.91;
- lo zero dell’idrometro del bacino di presa a quota 81,48;
- soglia delle paratoie dell’òpera di presa, detta incìle, 81,41 (media, ± 1 cm)
- lo zero dell’idrometro di controllo della portata, secondo al scala del Consorzio dell’Adda, 81,41.

Quindi il fondo del canale, all'inizio in territorio di Merlino - LO, è a quota 81,41 e, dopo un percorso di 34,399 chilometri, giunge a Genivolta - CR, località Tombe Morte, alla quota di m 70,287 , con una pendenza media dello 0,323 per mille. Il dislivello è perciò di m 11,123.
Nel novembre del 2002 è stata realizzata la rete di telemonitoraggio del canale, con il contributo della Provincia di Cremona (a fondo perduto pari all'85% dell'investimento) ai sensi della Legge Regionale 25/82 sulla tutela della fauna ittica. E' stato infatti osservato, riportandone poi le debite conseguenze nel Piano Ittico Provinciale - 2001, che esiste una pregiata popolazione di specie ittiche nelle acque del canale; acque che mantengono una buona qualità per quasi tutto il corso dell'acquedotto, poiché il Consorzio ha sempre impedito che in esso potessero essere attivati scarichi di acque non depurate.
La rete di telemonitoraggio raggiunge lo scopo di poter mantenere un maggior tirante (livello d'acqua) anche al di fuori della stagione irrigua, quando la sorveglianza del personale è limitata, garantendo così un ambiente più ospitale e costante alla fauna ittica.


Concessione a derivare


La prima Concessione, di durata trentennale, fu rilasciata con regio decreto 21 agosto 1884 n. 2627 (in G.U. 8 settembre 1884 n. 219). In essa si fissò il livello massimo, all'idrometro posto a valle dell'opera di presa, pari a m 1,50.

Con il Decreto Luogotenenziale 24 ottobre 1915, la Concessione a derivare 25 m3/s fu rinnovata a perpetuità.

Con decreto 19 giugno 1948 la Pubblica Amministrazione accordò la Concessione a derivare altri 12 m3/s (di cui 4,2 a sanatoria); durata della concessione 70 anni. La portata complessiva del canale salì quindi a 37 metri cubi al secondo.

Nel 1961, poi ratificata dal Min. LL PP nel 1984, il Canale Pietro Vacchelli ottiene altri 1,50 metri cubi al secondo quale quota parte dell' ‘acqua nuova’, prodotta con la regolazione del lago di Como.

Secondo i titoli vigenti, pertanto, la competenza nominale è quindi di 38,50 m3/s, per tutto l’anno.

Il Ministero dei LL. PP. – Direzione Generale della difesa del suolo di Roma, con nota 31 luglio 2000 prot. TB/6686, ha certificato che “… la Concessione di che trattasi potrà … continuare ad essere esercitata sino alla scadenza originaria del 01.01.2011.”. Sulla stessa interpretazione si è espresso il regionale Servizio Territoriale Regionale di Lodi (STeR_LO), il quale, recuperando l’originale del del D.P.R. 19 giugno 1948 n. 30, a firma Luigi Einaudi che concede l’aumento della portata a 370 moduli, conferma che il CIC è titolare di un’unica Concessione, per complessivi 370 moduli, in scadenza al primo gennaio 2011.

L’istanza di Rinnovo è stata presentata, alla Provincia di Lodi, in data 25 giugno 2010.

Lo STeR di Lodi ha chiesto l’interruzione del procedimento di Rinnovo, classificando la traversa come diga, ai sensi dell’articolo 11 comma 2 della legge regionale 23 marzo 1998 n. 8, al quale è stato risposto con integrazione in data 24 maggio 2012.